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Paolo Loffredo, sesta generazione di una numerosa famiglia di editori e librai impegnata dalla fine dell'Ottocento nella produzione e diffusione di libri, nel 2012 crea la nuova sigla editoriale Paolo Loffredo Editore. La sede storica è stata fino agli anni '80 nel cuore del centro storico di Napoli in via San Biagio dei Librai, Decumano inferiore e nota anche con il nome di SpaccaNapoli. Giuseppe Loffredo decide poi a inizio Novecento di affiancare alla vendita dei libri la produzione editoriale, che si afferma definitivamente nel secondo dopoguerra con la pubblicazione di manuali per l’Università e per la Scuola che riescono ad imporsi presto in tutta Italia.

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Promuovere la competenza di lettura dei quindicenni nell’area metropolitana di Napoli – metodologie, pratiche e strumenti


ISBN : 978 88 99 306 58 8
ISSN :
Lingua : Italiano
Editore : Paolo Loffredo Iniziative Editoriali Srl
Prezzo di vendita7,50 €
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Anteprima Libro

Promuovere la competenza di lettura dei quindicenni nell’area metropolitana di Napoli. Metodologie, pratiche e strumenti

L’impianto dell’insegnamento dell’italiano a scuola è stato segnato da eventi che ne hanno condizionato la storia: oltre ai cambiamenti pianificati e attuati attraverso le leggi e i regolamenti che hanno più volte ripensato il curriculum e gli obiettivi della disciplina e hanno inciso sulla formazione e sul reclutamento dei docenti, vi sono stati altri mutamenti che la scuola ha favorito e alla quale si è adeguata. Uno di questi è stato il continuo evolversi, nella forma e nei contenuti, dei libri di testo di italiano. Oggi i manuali di letteratura e le grammatiche delle scuole superiori condividono con quelli delle altre discipline il destino della progressiva smaterializzazione, che sembra aver messo in moto processi non del tutto definibili negli effetti didattici e cognitivi. In passato ci sono stati momenti contrassegnati da ripensamenti e ristrutturazioni del libro di testo, coincidenti con riflessioni teoriche di grande respiro. Negli ultimi dieci anni, la comunicazione digitale ha moltiplicato le occasioni di scrittura; al contempo, però, ha messo in crisi la stabilità, l’autorialità e la stessa  fisicità del testo dell’homo tipographicus, cioè i suoi caratteri costituenti. Proprio in questa circostanza l’insegnamento della comprensione del testo tradizionalmente inteso deve essere un obiettivo che l’istituzione scolastica si assume con maggiore impegno e coerenza, per garantire agli studenti la possibilità di orientarsi e di operare, in futuro, nel mondo degli adulti. L’esigenza è indifferibile. Il rilevamento delle competenze di lettura dei quindicenni italiani operato dall’OCSE manifesta un cronico squilibrio territoriale a tutto sfavore del Sud. L’obiettivo di trovare soluzioni per colmare tale disparità è stato perseguito negli anni dalla Regione Campania secondo diverse modalità operative. In questa felice occasione, l’opportuna iniziativa delle istituzioni locali è consistita nel sollecitare le Università a progettare e realizzare interventi didattici adeguatamente finanziati: di quelli ideati e coordinati presso il Dipartimento di Studi Umanistici della “Federico II” si dà qui un articolato resoconto. Questo proposito di interesse complessivo ha accompagnato l’idea progettuale di base e ha in qualche modo guidato la creazione delle pratiche didattiche utilizzate. In estrema sintesi, si è puntato all’obiettivo di realizzare e programmare attività che eliminassero quei confini invisibili interni al curriculum scolastico che causano discontinuità nei processi formativi e un’eccessiva provvisorietà degli effetti: si è lavorato, insomma, per dare un piccolo contributo a formare persone che in futuro possano percepire quanto sia creativa l’ironia di chi ha rubricato tra le regole per scrivere bene una frase come “Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni” (U. Eco).

Autori

Chiara De Caprio è professore associato di Linguistica italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Napoli Federico II. Tra il 2015 e il 2016, con Francesco Montuori, ha elaborato i materiali didattici e ha coordinato i progetti PARLO (Potenziamento delle Abilità di Reading Literacy – OCSE-PISA 2015) e SCRItTO (Sostegno alle Competenze Regionali dell’Italiano nei Testi – OCSE-PISA 2015). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla prosa medievale, sui linguaggi politici e amministrativi tra Medioevo e prima Età moderna, sulle scritture semicolte e di livello medio della prima età moderna, sulla didattica della lingua italiana a scuola e nell'università. Suoi articoli sono stati pubblicati dalle riviste “Lingua e Stile”, “Studi Linguistici Italiani”, “Filologia e Critica”. Attualmente è componente del progetto SIR Linguistic facts and Cultural History. Disentangling the Paths of the Influence of Latin on Italian Syntax in the Midlle Ages (XIII-XV century).

Francesco Montuori è professore associato di Linguistica italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Napoli Federico II. Tra il 2015 e il 2016, con Chiara De Caprio, ha elaborato i materiali didattici e ha coordinato i progetti PARLO (Potenziamento delle Abilità di Reading Literacy – OCSE-PISA 2015) e SCRItTO (Sostegno alle Competenze Regionali dell’Italiano nei Testi – OCSE-PISA 2015). I suoi interessi di ricerca si concentrano sullo studio storico ed etimologico del lessico italiano e dialettale. Ha pubblicato una storia della parola “camorra” e di altri termini del gergo ottocentesco (2008) e ha edito la traduzione cinquecentesca del “De vulgari eloquentia” di Dante, scritta da G.G. Trissino (2012).


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